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Carnevale a New Orleans: il Mardi Gras

Folle, colorato, irriverente. È il Mardi Gras, il Martedì Grasso di New Orleans, una delle feste di Carnevale più famose al mondo, chiara espressione dell’anima creola della città. Eccovi quindi qualche curiosità e peculiarità legate a questa festività, sia mai che vi trovaste a passare di là…

Madness, follia, così viene soprannominato il periodo di preparativi antecedente alle parate e alle sfilate – e questo, come dire, potrebbe essere già sufficientemente esplicativo. Subito dopo l’Epifania, si comincia a percepire nell’aria un’allegria contagiosa e le strade della città si riempiono di un caleidoscopio di colori che ne sono il riflesso. Pare che verde, viola e oro vennero decretati colori tradizionali nel 1872 dal Gran Duca Alexis Alexandrovitch Romanoff di Russia durante una visita ufficiale. I tre colori stavano a simboleggiare rispettivamente fede, giustizia e potere.

 

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La celebrazione del Mardi Gras affonda le sue radici nel XV secolo, quando venne importata dai primi coloni francesi, e fu nel 1730 che assunse toni affini a quelli attuali. Le krewe, i club organizzatori, scelgono il tema per la propria parata allestendo carri allegorici con maschere e figuranti, il tutto sotto la guida di colui che viene incoronato Re del Carnevale. Durante tutto il mese di febbraio è sfida a colpi di temi, coreografie e costumi più originali pur persistendo evergreen come il Bouef Gras, il toro grasso che emblema dell’ultima carne che si mangia prima della Quaresima.

Se Bourbon Street nel Quartiere Francese rappresenta, in qualche modo, il lato più disinibito ed esoticamente lascivo del Carnevale – qui trovano sede strip e night club – in realtà, per vivere appieno l’atmosfera delle sfilate dovrete riversarvi nelle zone dell’Uptown e della Mid-City, dove i carri percorrono San Charles Avenue e Canal Street.

Uno degli eventi più caratteristici è il Mardi Gras Indians, gli Indiani del Martedì Grasso. Per l’occasione, a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento, gli afro-americani si mascherano da Indiani. L’origine di questa usanza si confonde: alcuni ritengono che l’evento sia ispirato ad uno spettacolo itinerante su Far West; altri sostengono si tratti piuttosto di una festa in onore degli Indiani che hanno aiutato gli schiavi in fuga.

Ma veniamo alla cucina. Sarebbe decisamente sconsiderato da parte vostra trovarvi a New Orleans nel periodo del Carnevale e non provare nemmeno uno dei piatti tipici del luogo. Eresia pura! Fate largo a ricette della tradizione creola come il Jambalaya, una sorta di paella un po’ più piccante e condita con pomodoro; l’insalata di patate dolci e mela, ricetta, a dire il vero, di tradizione cajun e al tipicissimo Mardi Gras King’s Cake di cui vi lasciamo la ricetta… Pronti a cimentarvi?

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Ingredienti
per l’impasto:
33 g zucchero
29 g burro
½ cucchiaino sale
228 g panna acida
65 g acqua tiepida
½ cucchiaio zucchero
7 g lievito di birra disidratato
1 uovo grande
474 g di farina per pane + 40 g

per il ripieno:
180 g zucchero di canna
140 g noci pecan affettate grossolanamente
74 g farina
1 cucchiaino di cannella
113 g burro sciolto

per la glassa:
125 g zucchero a velo
1 cucchiaio di latte
1 cucchiaino di vanillina/estratto di vaniglia

Unite zucchero, burro, sale e panna acida in un pentolino a fuoco basso mescolando fino a che il burro è sciolto. Lasciatelo raffreddare fino a circa 38-43°C. Sciogliete il lievito nell’acqua tiepida insieme al mezzo cucchiaio di zucchero, mescolate e lasciate riposare 5 minuti.
Unite il composto di panna acida, il lievito, l’uovo e 160 g di farina nella planetaria a velocità medio-bassa, poi unite il resto della farina pian piano. Quando il composto diventa duro sostituite la paletta col gancio e lavorate a velocità lenta unendo a poco a poco tutti i 474 g di farina. Ogni volta che l’impasto si attorciglia al gancio, fermate la macchina, ripulitelo e ricominciate a impastare. Impastate per 8-10 minuti, fermando ogni 2. Se vedete che la ciotola non è ben pulita e l’impasto è troppo appiccicoso unite i restanti 40 g di farina, 1 cucchiaio alla volta.
Rovesciate l’impasto su un piano di lavoro infarinato, impastate con le mani. L’impasto deve essere morbido, liscio ed elastico. Ungete una ciotola, appoggiateci l’impasto e lasciatevelo capovolto, per 2 ore, coperto da pellicola. Il trucchetto che mi ha aiutata è stato mettere 1 tazza d’acqua bollente nel fondo del forno, e mettere la ciotola con l’impasto dentro, a luce accesa. Quando le 2 ore sono quasi trascorse, preparate il ripieno mescolando le noci pecan, lo zucchero, la farina e la cannella. Uniteci il burro sciolto e mescolate bene.

Infarinate leggermente un piano da lavoro, prendete l’impasto e col matterello stendetelo in un rettangolo di circa 25×50 cm. L’impasto è un piacere da stendere, non si ritira e tiene la forma. Spalmate il ripieno su poco più della metà superiore del rettangolo, e copritelo con l’altra metà. Giratelo di 45°, schiacciate bene con le mani per sigillare i bordi, poi dateci un’altra pressatina col matterello per allungarlo un po’.

Con una rotella per pizza, tagliate 3 strisce per lungo, lasciandole attaccate nella parte superiore. Gentilmente, allontanatele e poi cominciate a fare la treccia, sollevandole con delicatezza. Un po’ del ripieno scapperà ma non preoccupatevi. Sigillate la fine della treccia, separate la parte superiore delle tre strisce e intrecciatele allungandole un po’. Ora avrete una bella treccia che dovrete chiudere ad anello, sigillando bene la giunzione, e poi sollevarla e sistemarla su una placca da forno coperta di carta forno.

Potete mettere un contenitore nel mezzo per essere sicuri che, lievitando, rimanga il buco al centro. Coprite con pellicola e fate lievitare un’ora.

Tirate fuori la treccia e accendete il forno a 190°C.
Cuocete per 15-20 minuti, fino a che la treccia sarà dorata e, battendoci con la nocche, sentirete un suono di vuoto. A me ci sono voluti 17 minuti, poi l’ho lasciata dentro a forno spento per altri 5.
Lasciatela intiepidire, e intanto preparate la glassa.
Con le quantità indicate otterrete una glassa densissima, e poca. Aggiungere pian piano zucchero e latte fino ad ottenerne abbastanza per glassare il dolce, e che sia abbastanza densa da non colare completamente via.

Una volta che la torta è tiepida, glassatela e coprite subito con lo zucchero colorato, alternando i 3 colori della festa. Se la glassa si asciuga e lo zucchero non si attacca, mettete altra glassa.

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